Quando, a fronte di una richiesta di consulenza/parere, le agenzie ci chiedono di fare una ‘valutazione’ sui dati relativi ai ‘loro’ studi di settore, si apre un mondo … spesso non roseo.

Purtroppo la loro NON gestione durante l’anno, quando i dati vengono ‘acquisiti’ con le pratiche, si paga a consuntivo e anche a caro prezzo. Mettere dei ‘numeri’ nel quadro apposito cercando di quadrare al meglio i valori è quanto di più sbagliato e demenziale (passateci il termine) che si possa fare. Tra l’altro un gestionale che valga il nome che ha (gestionale, cioè che aiuta a gestire) dovrebbe automatizzare il più possibile la classificazione come da indicazioni ministeriali rendendo coerenti i valori.

Ricordiamo che, volente o nolente, gli studi di settore sono uno strumento di controllo e accertamento introdotto da anni nel nostro ordinamento fiscale per contrastare l’evasione.

Il fine degli Studi è quello di valutare e calcolare in maniera “statistica” la capacità di un’Azienda di produrre ricavi partendo dalla richiesta di dati oggettivi dell’attività svolta (extracontabili) per finire a quelli strettamente contabili tenendo conto dei costi aziendali che sono stati sostenuti per produrre un determinato ricavo.

Pertanto si prescinde dal conseguimento del risultato finale del Bilancio che può conseguire un Utile oppure una Perdita; infatti anche un’azienda che presenti un Bilancio in Perdita potrebbe comunque essere congrua e coerente nel calcolo degli Studi di Settore.

Vediamo quindi nel dettaglio obblighi, calcoli, sanzioni, e cosa fare per … 

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