
La Cassazione, con l’ordinanza n. 12624/2026, chiarisce che una fattura con una descrizione generica non comporta automaticamente la perdita della detrazione IVA. Tuttavia, quando la fattura non consente di identificare con precisione natura, qualità e quantità dell’operazione, il contribuente deve fornire documentazione aggiuntiva che dimostri l’effettività, la natura e l’inerenza della prestazione.
Sono utili, ad esempio, contratti, ordini, preventivi, relazioni professionali, SAL, email, report, DDT e documenti di consegna.
Naturalmente la fattura va emessa per la reale vendita del prodotto turistico altrimenti sarà considerata una operazione inesistente con le conseguenze (e sanzioni anche penali) del caso. Pertanto, un viaggio alle Maldive dell’Amministratore della Società ALFA non dovrà essere fatturato alla Società con una dicitura non conforme alla realtà del servizio venduto, come ad esempio “Vendita Biglietteria”.
Anche l’uso di codici interni è ammesso, purché siano collegati a una documentazione che permetta di identificare chiaramente il bene o servizio venduti.
Nel caso esaminato dalla Cassazione, la fattura riportava la dicitura generica:
“Acconto consulenza legale. Mandato professionale del 4.10.2010”.
La descrizione è stata ritenuta insufficiente perché il contratto richiamato non era stato prodotto e, inoltre, risultava riferibile a soggetti diversi. Di conseguenza, è ricaduto sul contribuente l’onere di provare concretamente l’operazione.
Il principio va comunque coordinato con la neutralità dell’IVA: secondo la Corte di Giustizia UE, una carenza formale della fattura non può, da sola, giustificare il diniego della detrazione se l’Amministrazione dispone comunque delle informazioni necessarie per verificare che i requisiti sostanziali siano soddisfatti.
In sintesi: più la fattura è sintetica o generica, maggiore diventa l’importanza della documentazione extracontabile. Una fattura completa rafforza la posizione probatoria del contribuente, mentre una fattura generica non elimina il diritto alla detrazione, ma richiede una prova più solida dell’effettiva operazione.
Sulla compilazione delle fatture ne abbiamo parlato qui:
Costi indeducibili se una fattura compilata male, sentenza di Cassazione
Emissione fattura: come farlo correttamente a prova di verifica
.




